Anime alla deriva

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Sin dagli anni 50, per lo scafo delle barche si utilizzano strutture sandwich. Due fogli in vetroresina uniti a un’anima in balsa o PVC per garantire una buona resistenza strutturale pur mantenendo il peso della struttura il più leggero possibile. Sia il PVC tradizionalmente usato che la balsa hanno però dei punti critici: in caso di impatto si rompono facilmente e, una volta rotti, la frattura si propaga lungo la struttura causando la delaminazione tra anima e pelle esterna.Tali fratture possono essere subdole perché spesso sono invisibili e portano a un deterioramento della superficie in maniera graduale e inesorabile.

Il core oggetto di questo articolo, commercializzato con il nome Arpro dalla multinazionale JSP è ampiamente utilizzato dall’industria automobilistica per applicazioni legate alla sicurezza passiva: paraurti, strutture sedili, sistemi di protezione laterale. Le case automobilistiche europee lo hanno sottoposto ai rigorosi test tipici del settore per garantire la sua efficienza durante un impatto, così da assorbire l’energia d’urto e proteggere i passeggeri.

Nell’industria nautica, Arpro è stato declinato quale alternativa di alta qualità al PVC per aiutare produttori e proprietari di barche a raggiungere alti livelli di performance, col risultato di offrire scafi più durevoli, imbarcazioni che mantengono il loro valore nel tempo e costi assicurativi più bassi. Progettato per essere flessibile, questo materiale è stato testato sia in laboratorio che in acqua per garantire che le sue prestazioni risultassero secondo le aspettative sia in condizioni standard che sotto stress atmosferici. Dopo essere stato sottoposto a rigorosi test in mare, il materiale ora sta per essere presentato all’industria navale in Europa, dove è visto come un’alternativa vantaggiosa e durevole alle anime delle strutture portanti dello scafo in balsa e PVC.

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